Considerazioni sulla ricerca scientifica in Italia

Considerazioni sulla ricerca scientifica in Italia

 

E` un argomento certamente importante. Lo slogan pubblicitario sarebbe “con la cultura si mangia”, per parafrasare, contraddicendo, quanto fu dichiarato da un ministro del governo precedente.

La ricerca scientifica è parte integrante della cultura in senso generale, e, in un certo senso per i suoi aspetti tecnici sembra più vicina alla produzione di reddito, rispetto alle lettere e alle arti. Parlo della ricerca scientifica perché è quella che conosco personalmente.

Analisi

In Italia abbiamo molti problemi di origine recente riguardo la ricerca. Si sono scritti fiumi d’inchiostro, cerco di sintetizzarli:

1)   si formano i giovani talenti, ma poi non si possono tenere nelle istituzioni di ricerca, per mancanza di fondi. Sono costretti ad emigrare.

2)   Non c’è un’equivalente immigrazione di giovani talenti esteri, le istituzioni sono provincializzate.

3)   La carriera è lenta, presto saturata, non ci sono parametri di merito per la carriera e per l’accesso ai fondi di ricerca pubblici.

4)   Non ci sono vie d’uscita nel mondo dell’industria, della produzione, della ricerca applicata, per chi ha compiuto ricerca fondamentale: il talento non è apprezzato né remunerato.

5)   Non ci sono punti di entrata nel mondo accademico per chi proviene dal mondo della produzione e delle professioni.

6)   Non ci sono sufficienti investimenti pubblici sulla ricerca fondamentale.

Si potrebbe continuare con la lista, ma mi fermo qui, perché a questo punto iniziamo a descrivere qualunque altro lavoro in Italia: la crisi della ricerca s’innesta in una crisi generalizzata, invece di fare da volano per un rinnovo dell’economia. Di che sto parlando ? del fatto che, per esempio, in Italia non viene utilizzato il brevetto, (attenzione sto parlando di brevetto industriale, non di marchio o modello depositato) ma si ricorre al segreto industriale, come 200 anni fa. Perché questo perché abbiamo una legislazione sui brevetti antiquata, uno stato che non entra nel merito dei brevetti, salvo poi delegare alla magistratura la validità della protezione, e il brevetto europeo per l’accettazione. In aggiunta spesso le aziende sono dirette da persone sotto-qualificate, una classe dirigente che o teme o disprezza le esperienze secondo loro “teoriche” del mondo universitario e della ricerca di base. E` anche vero che il mondo universitario spesso non fa nulla per farsi apprezzare: per molti l’immagine dell’università e ricerca è questa: c’è nepotismo imperante, baroni che esercitano il potere, raccomandati nullafacenti, che sfruttano una serie di ricercatori precari.

Proposte

Questa situazione non si può cambiare dall’oggi al domani, è incrostata nel sistema. Però si possono apportare piccoli cambiamenti che nel giro di 10 anni portino a una situazione più normale.

Innanzitutto occorre aumentare (raddoppiare) i fondi alla ricerca pubblica, su questo non c’è dubbio. Cosa fare con questi fondi? Dividerli in due parti circa uguali: con una parte assumere, a ogni livello della carriera, ricercatori e docenti per trasferimento dall’estero, di qualunque nazionalità europea. Però non basta assumere, occorre anche garantire i fondi di ricerca, allo stesso livello del loro finanziamento all’estero.

In secondo luogo con i maggiori investimenti si devono stabilizzare i precari della ricerca italiani.

In terzo luogo occorre cambiare lentamente la visione pubblica della ricerca, cioè predisporre sgravi fiscali per le imprese che assumono quadri e dirigenti con il titolo di dottorato di ricerca. Anche in ambito degli impieghi statali, il titolo di dottorato dovrebbe essere preferenziale anche in alcuni lavori diversi dalla carriera accademica, Questo faciliterebbe negli anni un’evoluzione generale dell’approccio verso chi ha il titolo.

Per quanto riguarda i dottorandi, sarebbe fondamentale la loro equiparazione a lavoratori a tempo determinato, e non a studenti, come suggerito dalla Commissione Europea nella carta europea dei ricercatori http://ec.europa.eu/eracareers/pdf/eur_21620_en-it.pdf

Questo documento esprime molto bene i diritti, ma anche i doveri dei ricercatori, e finora non è stato recepito dalla giurisprudenza italiana.

Un altro punto fondamentale sarebbe quello di cercare di cambiare, con incentivi e  supporti giuridici, l’approccio delle industrie italiane verso il brevetto, ma questo e` un altro discorso.

 

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Il voto degli italiani all’estero: alcune indicazioni su come migliorarlo

Quest’articolo raccoglie alcune indicazioni operative su come migliorare il voto estero. Questi suggerimenti non necessitano di cambiamenti legislativi. Il voto degli italiani all’estero prevede che l’elettore possa esprimere una (o due a seconda della circoscrizione) preferenze per i candidati. Il sistema è proporzionale puro, ma senza ripartizione dei resti tra le circoscrizioni.

Riassunto:

Suggerimenti per il Ministero degli Affari Esteri:

-       Il foglio d’istruzioni su come votare: che sia redatto (centralmente dal MAE) nelle principali lingue (Spagnolo, Portoghese, Tedesco, Inglese, Francese) oltre che in Italiano, usando gli stessi criteri usati per le minoranze linguistiche in Italia. I consolati invieranno la versione in Italiano e nella lingua locale, o in Inglese/Francese/Spagnolo.

-       Nel foglio d’istruzioni fare appello, al senso civico degli italiani all’estero, piuttosto che a sanzioni e ad articoli di legge italiani.

-       Dare all’elettore la possibilità di non partecipare al voto, ma mettere il tutto in una busta separata in cui sia indicato il semplice “ritorno al mittente” (dopo aver annullate le schede). Comunque occorre anche dare istruzioni su cosa fare se non si vuole partecipare al voto.

-       Predisporre metodi anti-contraffazione per le schede elettorali (per esempio una stampa aggiuntiva con inchiostro visibile agli ultravioletti.

-       Predisporre metodi anti-contraffazione per i tagliandi dei certificati elettorali.

-       Cambiare i numeri d’iscrizione al registro degli elettori.

-       Non divulgare il nuovo numero d’iscrizione insieme all’indirizzo degli elettori (come è successo in passato).

-       Aggiungere un codice a barre nel certificato elettorale, che codifichi il numero d’iscrizione al registro.

-       Considerare di inviare i plichi elettorali a mezzo raccomandata o con altro mezzo sicuro, concordato con le poste locali.

-       Che le schede vengano raggruppate e smistate ai seggi conservando l’ordine temporale di arrivo al consolato.

 

Suggerimenti per il Ministero degli interni:

-       Spoglio delle schede estero: avviare un esperimento pilota con lettori di codice a barre collegati a un solo computer per l’identificazione dell’elettore dal tagliando del certificato elettorale. Questo è utile soprattutto per i seggi dei consolati più popolosi.

-       Migliorare la logistica dei luoghi dove si tiene lo spoglio estero: installare un adeguato numero di bagni, dare in concessione la vendita di generi alimentari in più punti, richiedere un potenziamento dei trasporti.

-       Aumentare i controlli all’entrata della struttura di spoglio del voto estero.

-       Predisporre manuali chiari e concisi per lo spoglio del voto estero, che avviene con le preferenze, e quindi in maniera diversa che in Italia.

 

 

Motivazioni

Il voto degli italiani all’estero è un indice di maturità della nostra democrazia, ma dall’altro lato pone una serie di problemi culturali e organizzativi.

 

Che cosa è successo nelle esperienze precedenti:

 

Schede elettorali false

2008: nei seggi di Basilea, Ginevra, Losanna sono arrivate schede (tra le 10 e le 20 mila) palesemente false, tutte votate per l’UDC, quasi tutte per i candidati Bulla (al Senato) e Cascioli (Camera). In particolare, in un seggio di Ginevra (n. 12 o 13) la percentuale di schede votate per l’UDC ha raggiunto il 98% Queste schede sono state contestate, e annullate da quasi tutti i presidenti di seggio. I giudici di Corte d’Appello hanno poi constatato il lavoro svolto dai presidenti di seggio, sostanzialmente approvandone le decisioni di annullamento (si vedano le dichiarazioni del Giudice Fancelli alla Giunta per le elezioni della camera, in allegato). Questi episodi non mettono in gran luce il voto estero, e mostrano che nel sistema ci sono grosse falle, di cui qualcuno ha approfittato.

Le schede elettorali annullate erano palesemente false. Per i seggi di Basilea e Losanna avevano un colore diverso, per il consolato di Ginevra erano concentrate prevalentemente nello stesso seggio. Tutte avevano le preferenze scritte con grafia riconducibile a 2 o 3 persone.

Come è stato possibile ?

-       Le schede elettorali sono stampate in loco.

-       I files contenenti gli indirizzi degli elettori, che sono stati distribuiti ai candidati, contenevano anche il numero d’iscrizione al registro AIRE (lo stesso numero che compare nel certificato elettorale).

-       Lo spoglio delle schede è diviso in più seggi per consolato, che non si parlano tra loro, ma ciascun seggio consulta nei “libroni” l’iscrizione al registro degli elettori. In questo caso il doppio voto (uno dell’elettore, uno da parte di chi invia un falso certificato con false schede) non viene rivelato.

Come evitare che si ripeta?

-       Aggiungere degli accorgimenti anti-sofisticazione nelle schede elettorali.

-       Aggiungere degli accorgimenti anti sofisticazione nei certificati elettorali.

-       Sarebbe meglio se le schede siano stampate in Italia, e che le schede siano coperte da copyright, in modo che non possano essere legalmente riprodotte altrove (all’estero non sarebbe altrimenti perseguibile il tipografo).

-       Includere un codice a barre nel certificato elettorale che renda agevole l’identificazione dell’elettore. In via sperimentale alcuni seggi potrebbero essere dotati di lettore di codice a barre collegati allo stesso computer.

-       Indicare ai consolati che i plichi conservino l’ordine d’arrivo, che dovrebbe già essere casuale. Eventuali invii di schede false in gran quantità sarebbero smascherati più agevolmente (come è successo per i seggi di Ginevra).

Occorre poi notare che molti funzionari dei consolati sono politicamente schierati: a Ginevra per esempio l’impiegato dell’ufficio notarile è stato candidato, ed è rimasto in esercizio delle sue funzioni durante il mese di campagna elettorale.  Nulla d’illegale, ma questi comportamenti andrebbero stigmatizzati. Se da un lato la fuga di dati sensibili è sempre possibile, dall’altro con queste palesi schieramenti politici viene minata la fiducia del cittadino nelle istituzioni.

 

Cos’altro succede normalmente:

errori materiali: gli italiani residenti in Francia ritagliano il coupon del partito politico e spediscono solo quello (in Francia si fa cosi`, non si segna la scheda), altri riuniscono tutte le schede della famiglia in un solo pacco per risparmiare, altri firmano la scheda con nome e cognome. Insomma, le istruzioni non sono chiare all’elettore. Perché ? Semplicemente perché fin troppo spesso l’elettore non sa leggere in Italiano. Il caso andrebbe dunque trattato come si trattano le minoranze linguistiche in Italia: si possono stilare documenti in tedesco, albanese, ladino, valdostano; allora occorre che almeno le istruzioni per il voto siano redatte in italiano, ma anche nella lingua del posto, per quanto riguarda le lingue principali. Certo in Cina la comunità italiana parla ancora italiano, ma non in Gran Bretagna, non in Argentina, e non in Francia, per citare alcuni esempi.

Vendita (o comunque cessione) delle schede

E` chiaro che una minaccia di azioni legali è fittizia e addirittura ridicola per chi abita all’estero. Piuttosto si dovrebbe far appello al senso civico e far notare che non solo è illegale secondo la legge italiana, ma anche immorale far votare da altri le proprie schede elettorali, siano essi parenti, amici, acquirenti o patronati.

In particolare, il cittadino italiano che si vede recapitare un documento che non capisce lo porta immediatamente al suo patronato, dove spesso le schede elettorali vengono votate secondo la volontà dell’agente di patronato del posto. Occorrerebbe quindi inviare direttive a tutti i patronati italiani all’estero, facendo notare che una tale pratica deve cessare se si vuole mantenere un alto profilo del voto estero.

Sarebbe anche utile consigliare all’elettore cosa fare se non intende partecipare alla consultazione elettorale, ossia dare loro una terza possibilità, quella di re-inviare al mittente il plico, dopo aver annullato le schede, con una busta diversa che indichi esplicitamente che non intende servirsi del diritto di voto. In tal modo si darebbe un segnale sull’importanza di non cedere, vendere o dare via le schede elettorali.

Smarrimento delle schede

Il controllo e la statistica delle schede elettorali inviate ma non recapitate è un punto importante. Cosa si può fare dipende dalle condizioni del paese ospite. Idealmente, il numero dei plichi tornati indietro dovrebbe essere molto basso, ma occorrerebbe usare posta certificata, per essere sicuri che le schede siano consegnate nelle mani dell’elettore e non di altri. Certamente il dato sulla percentuale dei plichi non consegnati all’elettore è un dato importante e sensibile, ma a fronte di un impegno “partisan” dei funzionari, un controllo pubblico (per esempio da parte dei ComItEs) sarebbe auspicabile.

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